Approvato dal Parlamento UE il nuovo Regolamento sulla produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici

Lo scorso 19 aprile, dopo quattro anni di negoziati, il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva, con 466 voti favorevoli, 124 contrari e 50 astenuti, il Regolamento dell’UE sulla produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici

Rispetto all’attuale normativa, il Regolamento prevede importanti novità su diversi aspetti.

  • Controlli più severi: tutta la catena di produzione alimentare (dall’agricoltore al commerciante) riceverà controlli almeno una volta durante l’anno. Se i controlli saranno positivi per tre anni consecutivi, verranno effettuati successivamente ogni due anni.

  • Standard più elevati per i prodotti bio importati: i prodotti provenienti dai Paesi non appartenenti all’Unione Europea dovranno rispettare gli standard dei Paesi membri, contrariamente a quanto accadeva prima con il principio di equivalenza (i paesi terzi dovevano rispettare standard simili ma non uguali). Tale principio non viene applicato però ai paesi terzi che hanno stretto accordi commerciali bilaterali.

  • Aggregazione: i piccoli produttori potranno aggregarsi e ottenere la certificazione bio di gruppo, riducendo così i costi.

  • Utilizzo di semi convenzionali: i produttori potranno continuare ad utilizzare i semi convenzionali; di questi verrà creato un database europeo, al fine di constatare quali di quelli elencati sono riconosciuti come biologici. Questa autorizzazione verrà eliminata entro il 2035.

  • Contaminazione da pesticidi: i produttori biologici dovranno attuare misure preventive per evitare la contaminazione da pesticidi non autorizzati, causata ad esempio dalla vicinanza con colture di tipo tradizionale; se però i prodotti verranno contaminati accidentalmente (e non volontariamente), potranno continuare ad avere la certificazione biologica. Le aziende appartenenti ai Paesi membri che, come l’Italia, prevedono la presenza del livello massimo di sostanze non consentite all’interno dei prodotti, potranno comunque mantenere la certificazione bio.

Su quest’ultimo punto e sulle deroghe al principio di equivalenza per gli stati terzi che hanno stretto accordi commerciali bilaterali, gli europarlamentari italiani si sono espressi contrariamente all’interno del Parlamento Europeo, rimarcando la poca differenza con l’agricoltura tradizionale e il mantenimento di standard di qualità ancora troppo bassi.